Usciamo a mangiare ● 7 min di lettura

Come ho imparato a mangiare lentamente: la psicologia dell'alimentazione

Versione audio Come ho imparato a mangiare lentamente — Sofia Martini
Una persona che mangia con calma, seduta a un tavolo apparecchiato con cura

Per quasi trent'anni ho mangiato davanti allo schermo, in piedi, sempre di fretta — convinta che fosse normale. Poi ho scoperto che il ritmo con cui mangiamo può influenzare moltissimo il nostro rapporto con il cibo.

Il problema con la fretta a tavola

Lavoro da casa da tre anni e, per assurdo, questo mi ha resa ancora più frettolosa durante i pasti. Il confine tra pausa pranzo e riunione in videochiamata era spesso inesistente. Mangiavo senza assaporare, e il risultato era che mi alzavo da tavola già cercando qualcosa di dolce, come se non avessi mangiato abbastanza. Ho capito che non era una questione di quantità, ma di presenza.

Questo ritmo frenetico mi pesava anche emotivamente. Il momento del pasto, che dovrebbe essere una pausa, era diventato un'interruzione da gestire nel minor tempo possibile. Ho deciso che qualcosa doveva cambiare, e ho iniziato a informarmi.

Cosa ho scoperto leggendo

Ho trovato pubblicazioni e articoli interessanti su questo tema. Come evidenziato da studi disponibili in letteratura scientifica, il segnale di sazietà impiega alcuni minuti per essere elaborato dopo l'inizio del pasto. Mangiare molto velocemente può dunque significare finire prima che il corpo abbia comunicato pienamente il proprio stato. Questo non è un consiglio medico: è fisiologia di base che ho trovato in diverse fonti aperte e che mi ha incuriosita abbastanza da voler sperimentare.

Ho anche letto dell'approccio del cosiddetto mindful eating, che alcune ricerche suggeriscono possa contribuire a una maggiore consapevolezza durante i pasti. Non ne faccio una dottrina: è semplicemente un'idea che mi ha dato spunti pratici da provare.

“Ho scoperto che mangiare lentamente non è una disciplina — è un regalo che mi faccio ogni giorno. Un momento che finalmente è mio.”
— Sofia Martini, autrice del blog

Le tecniche pratiche che ho provato

Ho iniziato con piccoli esperimenti: posare le posate tra un boccone e l'altro, smettere di mangiare davanti allo schermo, e dedicare almeno quindici minuti interi al pasto — senza telefono sul tavolo. Per le mie sensazioni personali, quest'ultimo punto è stato il più impattante. Ho anche provato a mangiare in silenzio una volta a settimana, prestando attenzione ai sapori invece di ascoltare un podcast.

Un'altra cosa che ha aiutato è stata apparecchiare la tavola anche per i pasti in solitaria. Un gesto semplice, ma che per me ha trasformato il pranzo da “compito da sbrigare” a “momento da vivere”. Hanche iniziato a cucinare con più calma, assaggiando durante la preparazione — il che significa che arrivo a tavola già più consapevole di quello che sto per mangiare.

I miei risultati dopo tre mesi

Non posso promettervi nulla — ogni organismo è diverso e la mia esperienza è solo la mia. Quello che posso condividere: dopo circa tre mesi di questa pratica, per le mie sensazioni personali mi sento sazia in modo più duraturo, e il momento del pasto è diventato una vera pausa nella giornata. Mi fermo prima. Gusto di più. E soprattutto, ho smesso di cercare qualcosa di dolce sistematicamente dopo pranzo.

Il cambiamento più grande, però, è stato psicologico: mangiare è tornato a essere un piacere. Non un dovere, non un calcolo. Semplicemente un momento di cura verso me stessa.


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